Si rimane senza parole, quando di parole ce ne sono troppe.
E il corpo chiede altro corpo.
La pelle chiede altra pelle.
Le labbra anelano labbra.
Si rimane senza parole quando si è già detto tutto quello che poteva essere detto.
E poi c’è l’assenza.
E l’eco.
L’eco nel vuoto è angoscia.
E’ martello che picchia in testa.
Le parole mi avvinghiano.
Mi legano a qualcosa che non so neppure cosa sia.
Parole grandi.
Tanto da volersene liberare.
E allora le si brucia in un attimo, buttate lì, nella conversazione.
Come non facessero rumore.
E invece sconquassano tutto:
lo stomaco,
il cervello,
la carne.
E ti strapperesti la pelle pur di liberartene, ma ti sono entrate dentro.
Si sono fatte strada come un tumore.
ti amo
Esce così:
facile,
minuscolo,
perfido.
Pieno di egoismo,
di promesse,
di senso.
Ma la mia bile lo fa a pezzi e io lo vomito.