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Dove sto andando?
Cammino senza accorgermi dei passi, del cemento sotto i piedi. Cammino in mezzo alla gente. E' sempre troppa la gente intorno. Dove vanno tutti? A qualsiasi ora del giorno e della notte, essi vanno. Suona come una condanna: essi vanno. Si muovono in file disordinate. Pesanti, le spalle ricurve di chi trasporta troppe altre vite oltre la propria. Oppure gagliardi, la faccia della sfida che poi basta guardarli un attimo negli occhi per scoprire che, come me, hanno paura. Dove sto andando? Avevo dei sogni, un tempo. Erano dei bei sogni a colori, accompagnati da una deliziosa colonna sonora. E la colonna sonora fa sempre così tanto in un film. Erano dei bei sogni. Di quelli che quando ti svegli bruscamente e s'interrompono ti lasciano insoddisfatto. Peccato che sia finito così! E cerchi disperatamente di riaddormentarti: dunque, dov'ero rimasta? Ma anche se ritrovi il punto giusto sulla timeline, il frame esatto, succede, chissà perché, che quello che vedi non è più lo stesso sogno. Come se qualcuno ti avesse giocato un pessimo scherzo e avesse velocemente montato un altro epilogo. Lo sai che non sarebbe finito così, prima. Ma ti sei svegliato e questa è la punizione. Avevo dei bei sogni, ma poi mi sono svegliata. Ho provato a riprenderli là dove li avevo persi, ma non erano più i miei sogni. Allora, visto che sono sveglia, cammino. Dove stai andando? Te lo chiedono sempre, come se davvero importasse loro qualcosa. E se rispondi che stai solo camminando, ti osservano con quello sguardo un po' obliquo di chi non concorda. Non capisce, ma comunque non concorda. Allora provi a giustificarti: no è che prima stavo sognando, poi mi sono svegliata e ho provato a... E loro sempre lì, davanti a te ma altrove. Ti guardano, ma non ti vedono. Ti sentono, ma non ti ascoltano. E tu parli, ma non sai quello che dici. Stai guardando la faccia di quella signora seduta al dehor del bar e pensi che non ti basterebbe un anno per contare le sue rughe. Però la trovi bella. E provi a immaginarla da giovane, magari mentre camminava e intorno aveva troppa gente e in mente un sogno bruscamente interrotto. Nemmeno lei è riuscita a riprenderlo. Ma ha camminato. Ha incontrato gente che le ha domandato: dove stai andando? E lei ha provato a spiegare che non andava da nessuna parte. Camminava. Camminava soltanto. scritto da: charlotte01 alle ore 01:19 | link | commenti (5) categorie: racconti, frammenti, stranigiorni
Nel bel mezzo della gara. Il numero 67543 gareggia con un SUV nero, aggressivo, mostruoso. Un 4x4 che mangia la coda agli avversari. Li sovrasta. Li schiaccia con le sue potenti ed enormi ruote motrici. Li scaraventa oltre la pista.
Il numero 34912 ha una sportiva rosso fiammante. Il rombo del motore echeggia tutt'intorno. La sua vettura è potente, veloce, dinamica. Sfreccia alzando un'ondata di vento micidiale che manda ruote all'aria i concorrenti cui passa di fianco. - Una vera battaglia! Dice il cronista dalla sua postazione privilegiata. - Mai visto niente di simile... Commenta il collega alla sua destra. - Difficile un pronostico. Conclude quello alla sua sinistra. Intanto la corsa prosegue. I corridori danno il meglio di sé. Alcune vetture sbandano finendo fuori strada. Tamponamenti. Incidenti. Molti feriti. Qualche morto. - Alla fine ne rimarrà uno solo, come sempre. Chiosa il cronista di centro. Il numero 797212, sulla sua Giulietta bianca superpotenziata, non molla il tiro. Prosegue concentrato. Risoluto. - Ha sangue freddo, il ragazzo. Sottolinea il giornalista di destra. - Sa il fatto suo. Aggiunge quello a sinistra. - Si vede che s'è preparato seriamente. Esaurisce il centrale. Manca un niente all'ultima curva. Sono rimasti in tre. Il 67543 con il SUV; il 34912 sulla sportiva e, poco più indietro, il 797212 a bordo dell'Alfa Giulia. I primi due corridori non si danno tregua. Il SUV cerca di mettere sotto la sportiva, che con una ripresa incredibile riesce a scamparla. La tattica di entrambi fa perdere loro terreno: la Giulietta li ha raggiunti. Ultima curva, i tre danno il meglio di sé. Eccoli arrivare tutti insieme, in derapata, al traguardo. - Sbalorditivo, amici spettatori. Mai successa una cosa del genere prima. Urla il cronista centrale. - Non resta che attendere il verdetto del giudice di gara. Dalla torretta del giudice, per il momento, nessun segno. L'automobilista del SUV suona prepotentemente il clacson che riproduce una melodia altisonante. Dalla torretta, tutto tace. Quello della sportiva preme orgoglioso l'acceleratore: tutti i 740 cavalli stipati nel motore nitriscono all'unisono. Ancora nulla. Il concorrente della Giulietta scende tranquillo dall'auto. Si dirige verso il portabagagli. Ne estrae un violino e inizia a suonare una musica dolce. Intanto, non molto lontano da lì, due innamorati se ne stanno abbracciati sotto le lenzuola. Lui accarezza la pancia di lei. Lei gioca con una ciocca dei suoi capelli. - Secondo me sarà forte e saprà farsi rispettare. Dice lui. - E se fosse agile e impetuoso? Risponde lei. I due tacciono per un istante. Ognuno perso nei suoi pensieri. - Vorrei che fosse deciso, ostinato e semplice, come te. Se ne esce improvvisamente la ragazza. - Vorrei che avesse la tua sensibilità e la tua dolcezza. Ribatte il ragazzo. Sulle piste il numero 797212 suona il finale del pezzo. D'un tratto cala il silenzio. Dalla torretta del giudice, sotto gli occhi increduli dei cronisti e dei due automobilisti, un varco si apre. Il numero 797212 ripone con gentilezza il violino nella sua custodia. Apre il portabagagli. Vi adagia il violino ben protetto nella sua custodia. Sale sulla Giulia. Mette in moto e si dirige verso il varco. Senza fretta. Nella camera da letto, i due innamorati giacciono l'uno accanto all'altra, come assopiti. Lei apre gli occhi. Accarezza la guancia di lui. Lui la guarda. - Sicuramente sarà un bambino felice. scritto da: charlotte01 alle ore 17:24 | link | commenti (2) categorie: racconti
La bionda lo punta.
Non si capisce bene con che parte del corpo lo faccia, ma quel che è certo è che lo punta. Lui resiste per almeno tre minuti: li ha contati, ne è sicuro. Poi s'avvicina. L'aria distrutta dell'uomo ferito. Lei lo accudisce. Sapienti mani da pubblicità per preservativi. Sono tocchi leggeri che recitano innocenza e candore perduti almeno dieci anni prima. Lui si lascia fare. Povero cane in cerca di un nuovo padrone per cui scondinzolare e pisciarsi tra le zampe! Lei gli liscia il pelo. Sono morbide le dita di fresco dipinte. Bianca la pelle depilata delle sue gambe appena scoperte. Invisibili le rughe coperte da un manto di cipria. Centocinquanta euro la settimana per sembrare un po' meno consumata dal deserto che ha attraversato. Pensa a come svegliarsi prima, la mattina, perché lui la ritrovi esattaemente com'è ora. Ci vuole tempo per recuperare il tempo. Lui dice: mi hanno abbandonato. Lei dice: io, non lo farei mai. Cammina, la bionda, su scarpe di serpente. Sventola la gonna vaporosa perché non le fasci il culo. Sventola il biscotto che ha tra le gambe. Il cane la segue: sono libero, non ho nemmeno il guinzagllio. La bionda ancheggia: sono libera, non ho nemmeno bisogno dell'amore. scritto da: charlotte01 alle ore 19:41 | link | commenti (1) categorie: racconti, frammenti, stranigiorni, ethos
Una messa in fila di perline di plastica.
Questo sono le tue parole. Tolto il tono, l'ornato del tuo discorso finto, rimane la pochezza. Ascoltarti è come ascoltare il deserto. Un cumulo di emozioni di altri, acquistate per qualche euro su una bancarella la seconda domenica del mese. scritto da: charlotte01 alle ore 19:02 | link | commenti (2) categorie: frammenti |
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