bloggostradale
 
fermata prenotata   lunedì, 20 aprile 2009

Quanto può pesare un braccio, o una gamba, o una testa? Cercava di fare i conti, dividendo in proporzioni di carne e ossa le parti del suo corpo. Non più di un paio di chili, a logica, perché il carico maggiore l’ha il tronco. Per via degli organi, si dice. Si concentrò sul solo braccio destro lasciato a pencolare lungo il fianco. L’avrebbe dato per sei o sette chili almeno. Qualcuno la urtò per scendere e lei si lasciò investire senza opporre resistenza. Scivolavano lentamente via i calcoli dalla sua mente. Una sensazione di vuoto uguale a quella che provava da piccina: immergendosi tutta nell’acqua della vasca da bagno si divertiva a pronunciare parole senza senso. A volte intere frasi. Da là sotto anche le urla di mamma e papà avevano un suono diverso. Come di un’eco lontana.

Così percepiva i discorsi vacui dei passeggeri accavallati intorno a lei. Un vociare confuso e subacqueo. Guardò attraverso il vetro sporco dell’autobus la neve trasformata in piccoli cristalli di ghiaccio ornare, come tanti diamanti, le chiome pelate degli alberi. Un buffa parrucca invernale, bianca, leggera e immobile. Che strana la città a dicembre. Pare tutto ovattato. “Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”. La signora bitorzoluta al suo fianco rispose: Eh, non ci sono più gli uomini di una volta! Trascinò le labbra ad abbozzare un sorriso: in fondo anche non capirsi è comunicare. Poco prima della sua fermata, eloquente come solo chi non ha voglia di imporsi all’attenzione degli altri riesce a essere, avanzò verso le porte sussurrando "permesso". Qualcuno le chiese: scende alla prossima? Lei tacque.

Novantasette passi e ventuno scalini più tardi si lasciò cadere sul letto tutta vestita com’era. Si rannicchiò fino a toccare le ginocchia con la fronte e così, finalmente, si abbandonò al sonno.





scritto da: charlotte01 alle ore 18:15 | link | commenti (3)
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