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Quanto può pesare un braccio, o una gamba, o una testa? Cercava di fare i conti, dividendo in proporzioni di carne e ossa le parti del suo corpo. Non più di un paio di chili, a logica, perché il carico maggiore l’ha il tronco. Per via degli organi, si dice. Si concentrò sul solo braccio destro lasciato a pencolare lungo il fianco. L’avrebbe dato per sei o sette chili almeno. Qualcuno la urtò per scendere e lei si lasciò investire senza opporre resistenza. Scivolavano lentamente via i calcoli dalla sua mente. Una sensazione di vuoto uguale a quella che provava da piccina: immergendosi tutta nell’acqua della vasca da bagno si divertiva a pronunciare parole senza senso. A volte intere frasi. Da là sotto anche le urla di mamma e papà avevano un suono diverso. Come di un’eco lontana. Così percepiva i discorsi vacui dei passeggeri accavallati intorno a lei. Un vociare confuso e subacqueo. Guardò attraverso il vetro sporco dell’autobus la neve trasformata in piccoli cristalli di ghiaccio ornare, come tanti diamanti, le chiome pelate degli alberi. Un buffa parrucca invernale, bianca, leggera e immobile. Che strana la città a dicembre. Pare tutto ovattato. “Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”. La signora bitorzoluta al suo fianco rispose: Eh, non ci sono più gli uomini di una volta! Trascinò le labbra ad abbozzare un sorriso: in fondo anche non capirsi è comunicare. Poco prima della sua fermata, eloquente come solo chi non ha voglia di imporsi all’attenzione degli altri riesce a essere, avanzò verso le porte sussurrando "permesso". Qualcuno le chiese: scende alla prossima? Lei tacque. Novantasette passi e ventuno scalini più tardi si lasciò cadere sul letto tutta vestita com’era. Si rannicchiò fino a toccare le ginocchia con la fronte e così, finalmente, si abbandonò al sonno.
scritto da: charlotte01 alle ore 18:15 | link | commenti (3) categorie: racconti, frammenti, camilla, stranigiorni
Martedì di luglio, il sole che entra prorompente dalla finestra dello studio.
Carte sparse sulla scrivania insieme a libri, cd e post-it colorati per ricordare di ricordare qualcosa o qualcuno. Basterebbe ricordare di leggerli. La Cami in clausura, versione virtuale, al telefono con la Betta, versione jeune fille au pair : - Mi sento come Emma Bovary, tutta afflato romantico e passione...e poi? - E poi, rimane l'arsenico! - L'atto estremo, fa così.... - Definitivo? - Dove sono Ca', dove sono gli uomini di una volta? Possibile che non ci sia più un solo uomo sulla faccia della terra capace di corteggiare come si deve? Un violinista, cazzo, mi sono scelta un violinista, non un fisico nucleare. Un violinista è romantico per natura! - Non saprei, mai stata con un violinista. - Ma tu lo sai che per farmi suonare qualcosa devo implorarlo? No, dico: imbecille, suoni il violino e non ti viene in mente di dedicarmi un pezzo? Non sempre...una volta santiddio, una! - Be', io... - Taci! Tu, taci! Non alimentare la carogna che mi rode, tanto lo so che il tuo, che musicista non è, qualcosa te l'ha suonata, fosse anche con il flauto delle medie! Perché è così che fanno con te, da sempre. Vogliamo parlare di Luca Morandi? - Betta, eravamo alle elementari... - Appunto! E le margherite, e le letterine... - Anche la focaccia... - Vero, anche la focaccia. E i Butun da Prejve? Non è un incubo, te li portava o no i Butun da Prejve? - Anche quelli, sì. - Ecco, è questa la questione. Per te è sempre stato così. Sono venti e passa anni che per te è così. E io? Cosa ho che non va? Perché con me non funziona così? - Sei troppo bella. - Ma non dire cazzate! - No, sul serio: sei troppo bella, spaventi. - Cioé: con me sono freddi come iceberg perché io sono bella? - Non bella, TROPPO bella. Non sanno che fare. Sono terrorizzati e increduli. E per non saper né leggere, né scrivere... - Mi trombano! Non fa una piega. Attimi di silenzio pensoso. Una vocina lontana interferisce nella comunicazione: - Madame? - J'arrive Leo, j'arrive... - dice Betta con un improvviso tono dolce e amorevole, poi - Cami, devo andare, i bimbi mi reclamano. Almeno loro...Pensa che l'altro giorno ho chiesto a Leo perché fosse sempre nella mia stanza, lo sai che mi ha risposto? - Non saprei... - Parce que je vuos aime! Non è un dolcetto? - Vedi? Eccoli dove sono gli uomini di una volta, reincarnati nei piccoli uomini del futuro! - Certo, tocca solo aspettare una trentina d'anni. scritto da: charlotte01 alle ore 13:41 | link | commenti (16) categorie: camilla
- Gira male, gira male! Cami si lascia cadere sul divano. Occhi tristi. Faccia imbronciata. - A me sembra che giri bene. - Ma come fai a dire una cosa del genere? - Oh Cami, però...che cavolo! Ma vedi sempre tutto come vuoi tu. - Certo, potrei provare e vedere come vuoi tu! Ismaele apre il frigo, prende un testa di insalata, la posa nel lavello e lascia correre l’acqua. - Ma non lo vedi che va al contrario? - Perché dici che va al contrario? - Sei gay! - E questo cosa c’entra adesso? - C’entra eccome! - Fammi capire, siccome sono gay, e quindi invertito, allora vedo le cose che vanno al contrario andare dritte e le cose che vanno dritte andare al contrario? Sei stata con mamma, ultimamente? - Ma perché cazzo, quando non siamo d’accordo, tiri fuori mamma? Può essere che io e te si abbia pareri diversi a prescindere da mamma? Ismaele alza le spalle e sospira. - Sospira, lui sospira. - Oh, ragazzina, vedi un po’ di darti una calmata? - Altrimenti cosa fai? Ismaele, intento a tagliare l’insalata, lancia il coltello sul marmo della cucina. Dritto in faccia a Camilla punta il dito a pochi centimetri dal viso di lei, la sorella nevrastenica: - Sentimi bene, bellina, il tuo cazzo di criceto gira come qualsiasi altro cazzo di criceto, gli piace sperimentare, tutto qui. E’ un criceto rivoluzionario e forse morirà per questo, ma moriremo tutti quanti, dunque non rompermi i ciglioni! - Tu dici che è normale? - Io dico che si fa gli affari suoi e fa bene. Camilla si avvicina alla gabbia di Alfonso, il criceto. Lo guarda zampettare al contrario sulla ruotina in plastica gialla. Forse è una manifestazione di protesta per essere costretto a vivere in sessanta centimetri cubi. Forse vuole dirle qualcosa: - Parlami Alfonso, su…dimmi che c’è? - Sì, Alfonso, parlale, questo sì che sarebbe normale. Assolutamente! Non si è mai visto un criceto correre al contrario, ma un fottìo di criceti fanno discorsi compiuti. E poi lo strano sono io, e solo perché mi piace prenderlo in culo…come se alle donne facesse schifo… Camilla scoppia a ridere. Si avvicina a Ismaele che ora sta affettando un pomodoro e lo abbraccia stretto da dietro: - Che dici, andiamo per compere oggi? - Sì, fantastico: ho giusto adocchiato un completo giacca e pantalone che ad Alfonso starebbe d’ incanto. scritto da: charlotte01 alle ore 12:42 | link | commenti (13) categorie: racconti, camilla
Arrivano tutte e due. Belline. Sorridenti. Diamo atto. Il lungagnone, ben addestrato, alza subito la testa da sul pc: - Tu sei la ragazza del cd! - la ferita all'orgoglio gli si è cicatrizzata in un attimo: non è una questione di preferenze! Pare rifiorito. Camilla ringrazia. Betta è in trepidante attesa. Roberto, si chiama Roberto. Betta e Cami di fronte a un caffé: scritto da: charlotte01 alle ore 02:56 | link | commenti (6) categorie: racconti, frammenti, camilla
Cami entra alla Biblioteca Nazionale e in modalità automa tira dritto agli armadietti: è vietato entrare in sala consultazione con zaini, borse e cartelle.
Sceglie sempre un armadietto con numero dispari, a costo di doversi arrampicare sul portaombrelli per raggiungerlo. Non c'è un senso cabalistico. Neppure una forma di superstizione strana. Semplicemente i numeri pari non le piacciono. Senza logica. Oggi è il quarantanove, altezza occhi. Apre la borsa, prende il telefono, la biro, l'agenda e il libro che deve riconsegnare. Legge, come sempre, una delle numerose fotocopie affisse ai muri: non lasciare oggetti di valore negli armadietti, la direzione non si assumerà nessuna responsabilità in caso di furti e sottrazioni. Che differenza c'è tra un furto e una sottrazione? Il furto è definitivo, mentre la sottrazione è momentanea? Qualcuno potrebbe quindi prendere il portafogli di uno sconosciuto, portarlo a fare due vasche sotto i portici e poi restituirlo? Interessanti questi cartellini casalinghi appiccicati con lo scotch che sgretola i muri ocra. Così, portando in mano tutto l'ambaradan di prima necessità, si dirige alla guardiola dove due signore di fucsia e anice vestite le daranno il passi numerato. Passi numero centosettantanove, dispari. Quando si dice: la fortuna. La sala consultazione e attesa è al secondo piano. Una grande sala con grandi finestre e molta luce. L'odore ingiallito dei vecchi libri arriva fino a lì, anche se l'immenso patrimonio stampato sta negli archivi degli ultimi piani. C'è sempre un silenzio strano nelle biblioteche. Un silenzio bigusto: della trepidante, eccitata attesa, tipo un Barbera in una giornata di pioggia; dell'attesa annoiata e frettolosa, tipo pezzo di baguette mangiato in coda alle casse del supermercato. Cami si siede al primo tavolone: prende un cedolino e con scrittura barbarica lo compila in tutte le sue parti e mentre compila pensa: ma se ogni visitatore e fruitore si accredita all'ingresso, se a tutti viene consegnato un numero d'entrata - unico e personale - perché si deve scrivere il proprio nome, cognome e indirizzo ovunque? Interessante questa burocrazia della precisione millimetrica: mettiamo il caso che un visitatore sia improvvisamente colto da sdoppiamento della personalità, il bibliotecario, dall'occhio esponenziale e vetrato, potrebbe testé avvisare i paramedici del TSO. Son cose serie queste, importanti. Cami consegna il cedolino sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi: ha scoperto che questo piccolo espediente velocizza di parecchio il tragitto sedia-montacarichi, due metri scarsi, e la richiesta viene presa in consegna con una certa premura. Il bibliotecario - o il suo spettro, questo a Cami non è chiaro - piega leggermente il labbro superiore, guarda Cami, guarda il montacarichi: - Ci vorranno venti minuti. Ha tempo per un caffé alle macchinette. Cami ha appena affrontato, pericolasamente poichè sta scrivendo un messaggio e non guarda dove mette i piedi, l'ultimo gradino della grande scalinata che porta al primo piano: sala quotidiani e riviste dirimpettaia alla stanzetta distributori automatici di surrogati alimentari di vario genere. E' ancora immersa nella comunicazione tecnologica quando si sente appoggiare una mano sulla spalla: - Ciao! Cami fa un balzello, poi guarda e riconosce: il giovane Sconosciutoconosciuto. Occorre fare un passo indietro, a circa un mese prima: Cami alla Nazionale, in fila alla guardiola, vede uscire da una porta un giovane dall'aria conosciuta che però non riconosce. E' lui a riconoscere lei, però. Le si avvicina e con un sorriso meraviglioso la saluta. Seguono battute di ordinaria circostanza, lui: - Che strano incontrarti qui. Lei: - Eh, già. Ma anche incontrare te ( pensiero non espresso: peccato che non sappia chi diavolo tu sia)! - Ma adesso vivi qui o stai ancora a Savigliano? - No, vivo qui da qualche anno (è sicuro, si conoscono!). E tu? - Anche io. - Ah, bello. - Si, insomma... Si salutano, lui ci tiene a farle sapere che sta al piano di sopra e "deve" tornarci, lei annuisce e si chiede: a quale piano di sopra si riferirà? Ma poi: che me ne frega? E anche: ma come cazzo ti chiami già? Ma non lo chiede. Lui è così grazioso, gentile. Sembra davvero felice di averla incontrata. E poi l'ha riconosciuta subito, non se la sente di dirgli: - Va tutto bene, c'è solo un particolare: io non so chi sei! Poi Cami ci ha pensato e nel cassetto della memoria ha ritrovato quel faccino. Lui, che non ha un nome, era quel ragazzino che sul treno si sedeva di fronte a lei sui sedili in diagonale opposta. Lo ricorda. Un bel ragazzino dall'aria dolce. Le temps passe trop vitte! Lui, oggi, è un ragazzone alto. Bello da togliere il fiato, infatti a Cami manca un poco il respiro quando lui l'ascolta nel suo blaterare circostanziale e incerto puntandole gli occhi negli occhi. E l'apnea si fa pericolasa quando lui, per salutarla, l'abbraccia posandole, a palmo aperto e sicuro, una mano sulla schiena e si abbassa per baciarle le guance. Tre baci: sinistra, destra, sinistra. Così si salutano gli amici. Due è da parenti ai funerali e alle feste comandate. - Di nuovo qui e di nuovo ci incontriamo - dice Lui sorridendole e continua - ti ho spaventata? - Un pochino, si. Come stai (Tu, Coso, Tizio)? - Bene. Stavo andando a prendere un caffé. - Ma dai, anche io. - Bene, allora permettimi di offrirtelo. Nella stanzina dei distributori automatici Cami e Sconosciutoconosciuto prendono un caffé. Chiacchierano del più e del meno. Cami scopre che Lui lavora lì, ai quotidiani. Ne aveva avuto il sospetto. Oggi lo guarda meglio della volta precedente e conferma: è assolutamente bello. Di una bellezza che alla Cami mette soggezione. E poi non è neppure antipatico. O stupido. E non fa il piacione. Bello e semplice. Cami pensava non ne facessero più di questo modello. Lei dice: - Be' grazie del caffé, vado a vedere se è arrivato il mio libro. Lui dice: - Figurati, è stato un piacere. Quando passi di qua vieni a cercarmi: ora sai dove lavoro. Si salutano. Lui sempre con un abbraccio pieno e deciso. Lei sempre un po' imbarazzata e rigida. Sinistra, destra, sinistra. Sempre tre i baci sulle guance. Escono dalla stanzetta insieme, lui tira dritto, lei svolta verso la scalinata: - Cami, ti ricordi di esserti trovata una rosa sul motorino tanti anni fa? Cami ci pensa. - Si, mi ricordo. - Te l'avevo messa io. Cami diventa un fiammiferino. Aveva sempre sospettato di Nicola, poi diventato l'amico del cuore, cavalier servente di sua Maestà la Stronza, che la Cami, da ragazzina, non era farina per far ostie. - Be', allora grazie in ritardo - gli dice con un sorriso. Ma ancora non ricorda il suo nome. scritto da: charlotte01 alle ore 16:00 | link | commenti (18) categorie: racconti, frammenti, camilla, stranigiorni
- Tutto ciò che colpisce il tuo cuore, viene dal cuore.
Silenzio. - Bella, dove l'hai presa, in un Bacio Perugina? Lola ci pensa: - No, sull' etichetta di un angioletto della Thun. - Originali 'sti crucchi, davvero! - La frase è di Rousseau, francese. - Ah! - Camilla si accende una sigaretta, lo sguardo impegnato in un pensiero difficile - Lola, che ne dici di: tutto ciò che colpisce il tuo intestino, esce dal culo? - Cami, c'è un poeta in te! - Mmmm....già. Ma la questione è: come c'è entrato? Lola guarda Camilla. Camilla guarda Lola. - Faccio un caffé? - Ne ho già presi cinque da stamani. Lola prepara il caffé. Camilla resta sul divano e pensa: è bello avere degli amici che si preoccupano per te. - Dov'è la miscela? - fà Lola con la testa nella dispensa. - Secondo piano, a destra. - Tieni il caffé con la pasta? - No, è a lui che piace stare lì e io non discuto. - Capisco. - Vedi Lola, è questo il segreto: non discutere. Se al caffé piace stare insieme con la pasta, qual'è il problema? - Nessuno! - Ecco, appunto: nessuno. Alla fine sono convenzioni: caffé, zucchero, miele, Nutella, marmellata e biscotti devono stare tutti sullo stesso piano. Chi l'ha stabilito? - La logica? - La logica, la logica di chi? Quando? Perché? - Le tazzine sono insieme alle pentole? - No, perché? - Non so, magari è nata una stupenda storia d'amore tra loro e le padelle e tu non te la sei sentita di interferire. - Il punto, Lolita, è che sono possibili più interpretazioni. Chi ce lo dice che Platone, parlando delle due metà che si cercano per diventare un unico, non si riferisse in realtà alle due metà esistenti in una stessa persona: anima e corpo. A questo punto noi si starebbe qui, convinti che da qualche parte nel mondo ci sia la persona giusta: l'ha detto Platone! Sarà credibile Platone no? Non è mica Morelli. E cerchiamo, cerchiamo, cerchiamo... - Cerchiamo... - Si, cerchiamo 'sto altro pezzo per smetterla di essere dimezzati. Ma cerchiamo l'impossibile. Pensa Lolita, pensa se fossimo già in potenza degli interi e non lo sappiamo! - Teoria interessante. Zucchero? - No. - Latte? - Nemmeno. - Dunque, occhio che scotta, secondo la tua brillante teoria, noi non si dovrebbe aver bisogno di nessuno. - Ma, non so...forse di qualcuno si: per un po' di compagnia. - Di un cane per esempio. - Troppi peli. - Un pesce rosso? - Troppo silenzioso. - Si, non danno soddisfazioni, e poi durano poco. - Quello che voglio dire è: basta con questa storia delle affinità elettive. Il cacio sui maccheroni, le fragole con la panna... - Il caffé con i biscotti... Lola si siede accanto a Camilla. Camilla le si avvicina un po': - Io non ho bisogno di nessuno! - dice Camilla accovacciandosi in cerca di coccole. - No, tu no, ma io ho bisogno di un abbraccio, ora. scritto da: charlotte01 alle ore 19:44 | link | commenti (15) categorie: racconti, camilla |
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