bloggostradale
 
Elisa   martedì, 11 marzo 2008

Che il tuo nome è come schiacciare, rompere.
Tu, che a guardarti sembri di ceramica. Sottile. Bianca. Lunga.
Tu che neppure in vento ti si avvicina per paura di farti male.

Tu, stasera.

Ti ho vista. Al di là delle vie che ci separano. Dei muri. Ti ho vista muovere lenta le dita sulla tastiera.
Le tue dita da pianista che non si sono mai appoggiate a un piano. Eppure.

Ti ho vista. Leggevi il mio dolore delirante. Scuotevi la testa.
Sei tu, ma sei diversa.
Sono io, e sono sempre uguale.

Come se non avessi imparato nulla. (E' intelligente, ma non si applica)

Ho tagliato quella radice. Quella che mi teneva attaccata a un albero e non mi faceva vedere il sole.
E ora me ne sto qui, con la mia radice in mano a grondare linfa. Recisa.

Elisa son recisa.

Ridi. Perché io riesco a scherzare anche con una radice che cola sangue verde tra le mani. E mi si sono sporcati i vestiti. E l'erba è bastarda da togliere. E mia madre mi direbbe di usare il dash, che come il dash non ce n'è. E io le risponderei di guardare meno tv. Poi ci penserei su, e le direi: guardala!, e tanto, che finché stai inchiodata al nulla non parli. Non fai rumore.

E tu invece al dash non ci pensi. Per quanto ne sai questi vestiti potrei anche buttarli via. Via questo costume da pianta ammosciata. Si cambia campo.

Ma l'albero... vorrei dirti...ma tu non mi lasci parlare.

Sto male.
Bene!
Ma come bene? Ho detto male.
Appunto.

Ecco. Come dire, il piscio fa schifo ma se ti ci fai un bagnetto tutti i giorni vedrai che pelle che ne vien fuori.

E allora è vero che sto nel piscio, ma è alle rughe che devo pensare.

E' chiaro.

Elisa son recisa.

E non ridere adesso. E muovi quelle mani su quei tasti. E scrivi. Scrvi qualcosa che non so. Qualcosa che potrebbe farmi stare meglio di come sto ora.

Oppure abbracciami. Scrivi una parola che sia un abbraccio. Fammi indossare le tue braccia come un maglione di lana fatto ai ferri dalla nonna. Oppure come una camicia di forza, che mi contenga. Che plachi un poco questo singhiozzare nevrotico che non si ferma. Non si ferma.

Ora sai, è bene. Così mi scrivi: è bene.

Scusa, da quando la sapienza fa bene all'uomo?
Ero distratta al catechismo, è vero, eppure mi sembra di ricordare di un frutto proibito (che è poi stato trasformato in una mela, con un'astuta operazione di marketing, dalla corporazione degli agricoltori trentini - o chi per loro).
E il frutto era proibito perché portatore di conoscenza (ovvero dell'esistenza del bene e del male).

Ecco, non mi pare che dopo aver assaggiato la mela (e diamo una mano ai prodotti locali!), Adamo ed Eva abbiano goduto di una vita piena di felicità. Lavorare con sudore. Partorire con dolore. E lava e stira e porta i bambini a scuola e chi ha lasciato 'sto macello in bagno? Mi avete presa per una colf?

Elisa son recisa.

E la storia che sapere è meglio, non so, non mi convince.

Dalla cenere rinascerà la Fenice.
Cener
e eri e cenere tornerai.
A chi credo?

A me?
A te?
A lui?

Elisa son recisa.
E i travasi, non so.

 

Che il tuo nome è come rompere, schiacciare.

E mi stai schiacciando la radice. Potresti spostare il piede? Mi fai male.

 

Non bene. MALE.




scritto da: charlotte01 alle ore 23:53 | link | commenti (2)
categorie: stranigiorni, ethos, eidolon
trave   mercoledì, 16 gennaio 2008
continua a guardare la pagliuzza nell'occhio dell'altro quando il problema è la trave, che non sta esattamente nel suo occhio, e neppure nei pressi.

questione di sopravvivenza. pensa.

amami. dice tra sé.
amami, è un ordine. ripete.
amami, o almeno fingi. cazzo.

perché in fondo le bastano parole.
perché in fondo anche a quelle ci si può aggrappare.
perché di più, lo sa, non avrebbe. (vorrebbe?)

lo sa?







scritto da: charlotte01 alle ore 15:01 | link | commenti (9)
categorie: eidolon
a. minuscolo perché   venerdì, 21 dicembre 2007

Oggi mi sento bello.

Così dice a., minuscolo perché…

Io lo guardo.

Bene.

Ma quella che vedo è la solita faccia di cazzo piantata su al risveglio.

Perché a. si sveglia, pare, come tutti quanti, pare. Anche se poi torna a dormire.

Ho i brividi. Dice.

Lo capisco: il mondo fuori dalla porta di casa fa questo effetto a molti.

E’ influenza anche questa, in fondo, ma non si può curare con sonno e aspirina.

Neanche con Alprazolam, Valium, Tavor, En, Sereupin, Lexotan…

a. parla.

Io ascolto.

a. dice sempre le stesse cose.

Io ascolto.

Voglio averne il vomito di queste sue parole vuote.

Voglio una vita da bohème.

Dice una sera la piccola a.

Bisogna diventare adulti.

Sentenzia il pomeriggio seguente.

Tu non mi ami perché non rischi.

Se ne esce la stessa mattina in cui si sente bello e io lo vedo comunque uguale.

La piccola a. non vede davanti ai suoi occhi perché troppo concentrato su di sé.

Troppo legato alla quieta, modesta e molesta pratica sociale di questo piccolo mondo antico:

Una donna

       Un uomo

            Un amore

                  Un cane

                       Un bambino

                            

Una frode.

L’unicum che riconosco è un amaro di scadente qualità. Ironia della sorte.

Lo si beve da ragazzini. Per sbronzarsi in fretta e poterne dimenticare, prima, l’abominevole sapore. Costa poco. Lo si trova al primo supermercato dietro l’angolo. A volte anche al discount. L’UNICUM.

Un amore da discount. Questo mi chiede la piccola a. che mi vorrebbe adulta (ma non adultera): testa alta e culo stretto (non con lui, ovviamente).

Questo mi chiede a. minuscolo, che è tempesta ormonale, ma non basta.

 

a. minuscolo perché il suo canto è diventato lo straziante lamento di un poeta in fin di vita.

 

 

 

 

 

 

 



scritto da: charlotte01 alle ore 14:31 | link | commenti (1)
categorie: eidolon
Di Te   lunedì, 17 dicembre 2007
Desiderio rotto
di mani.

Cieca violenza
di colpi d'amore.

Un morso livido
"A" di sangue e denti
sulla pelle bianca.

Assenza
solitudine liquida tra cosce ansiose
di aprirsi ai tuoi occhi.

Questo mi rimane
di te

scritto da: charlotte01 alle ore 19:15 | link | commenti (2)
categorie: eidolon
ROGO   lunedì, 17 dicembre 2007
Puniscimi
                  perchè ho peccato.
                                                    Al rogo la strega che ti ama.



scritto da: charlotte01 alle ore 19:02 | link | commenti (1)
categorie: eidolon
CONCERTO PER GOCCE   domenica, 18 novembre 2007

Mi sono nascosta nel ventre di Napoli.

Ho sceso e risalito scale senza voltarmi, perché le fiamme dei tuoi occhi non mi bruciassero ancora, Sédom.

Mi sono addentrata in cunicoli bui, umidi e stretti. Ho corso nel labirinto del tuo impulso famelico, inciampato nelle tue perversioni. E sono caduta.

Caduta oltre, nelle viscere di una città che, tua complice, mi ha immolata sull’altare della tua voglia.

Sono caduta oltre la terra che, sopra le nostre teste, veniva calpestata. Oltre il tempo scandito dai campanili, dal chiacchiericcio costante nei vicoli. Oltre lo spazio vitale ridotto dal via vai delle persone, dagli oggetti di bottega vomitati per le strade.

Oltre, dove il tuo desiderio mi ha inseguita violento, diventando respiro sul collo.

Nel ventre di Napoli ho ascoltato un concerto di gocce, mentre candele alla citronella illuminavano il tufo e tu mi infliggevi i tuoi occhi verdi, impietosi come una punizione:

Guardami! Mi hai ordinato in un sussurro. Guardami! Hai continuato a dire mentre le tue mani scivolavano sotto i vestiti per toccare la pelle. Guardami! Mentre anche l’ultimo bottone ha smesso di resistere. Guardami! Mentre le tue dita sono affondate in me come lame.

Nel ventre di Napoli, aggrappata alla parete frolla, con tutto il peso del tuo corpo addosso, mi sono lasciata scopare dalle tue dita grandi.

Mi sono piegata docile ai tuoi morsi.

Ho ansimato quando hai succhiato i miei capezzoli duri.

Ho stretto i pugni quando la tua bocca ha gustato i miei umori come il succo di un frutto maturo.

Nel ventre di Napoli mi hai fatta inginocchiare ai tuoi piedi, mi hai infilato il sesso caldo in bocca tenendomi forte la testa tra le tue mani che ancora avevano il mio sapore.

Nel ventre di Napoli ho creduto di morire soffocata dall’amore che hai rovesciato nella mia bocca.

E io ti ho bevuto amore mio. Mi sono saziata della tua ambrosia. Fino all’ultimo sussulto. Avida.

 



scritto da: charlotte01 alle ore 19:13 | link | commenti (1)
categorie: frammenti, eidolon