bloggostradale
 
Camminare   giovedì, 30 luglio 2009
Dove sto andando?
Cammino senza accorgermi dei passi, del cemento sotto i piedi.
Cammino in mezzo alla gente.
E' sempre troppa la gente intorno.
Dove vanno tutti?
A qualsiasi ora del giorno e della notte, essi vanno.
Suona come una condanna: essi vanno.
Si muovono in file disordinate.
Pesanti, le spalle ricurve di chi trasporta troppe altre vite oltre la propria.
Oppure gagliardi, la faccia della sfida che poi basta guardarli un attimo negli occhi per scoprire che, come me, hanno paura.
Dove sto andando?
Avevo dei sogni, un tempo.
Erano dei bei sogni a colori, accompagnati da una deliziosa colonna sonora.
E la colonna sonora fa sempre così tanto in un film.
Erano dei bei sogni.
Di quelli che quando ti svegli bruscamente e s'interrompono ti lasciano insoddisfatto.
Peccato che sia finito così!
E cerchi disperatamente di riaddormentarti: dunque, dov'ero rimasta?
Ma anche se ritrovi il punto giusto sulla timeline, il frame esatto, succede, chissà perché, che quello che vedi non è più lo stesso sogno.
Come se qualcuno ti avesse giocato un pessimo scherzo e avesse velocemente montato un altro epilogo.
Lo sai che non sarebbe finito così, prima.
Ma ti sei svegliato e questa è la punizione.
Avevo dei bei sogni, ma poi mi sono svegliata.
Ho provato a riprenderli là dove li avevo persi, ma non erano più i miei sogni.
Allora, visto che sono sveglia, cammino.
Dove stai andando?
Te lo chiedono sempre, come se davvero importasse loro qualcosa.
E se rispondi che stai solo camminando, ti osservano con quello sguardo un po' obliquo di chi non concorda.
Non capisce, ma comunque non concorda.
Allora provi a giustificarti: no è che prima stavo sognando, poi mi sono svegliata e ho provato a...
E loro sempre lì, davanti a te ma altrove.
Ti guardano, ma non ti vedono.
Ti sentono, ma non ti ascoltano.
E tu parli, ma non sai quello che dici.
Stai guardando la faccia di quella signora seduta al dehor del bar e pensi che non ti basterebbe un anno per contare le sue rughe.
Però la trovi bella.
E provi a immaginarla da giovane, magari mentre camminava e intorno aveva troppa gente e in mente un sogno bruscamente interrotto.
Nemmeno lei è riuscita a riprenderlo.
Ma ha camminato.
Ha incontrato gente che le ha domandato: dove stai andando?
E lei ha provato a spiegare che non andava da nessuna parte.
Camminava. Camminava soltanto.

scritto da: charlotte01 alle ore 01:19 | link | commenti (5)
categorie: racconti, frammenti, stranigiorni
La bionda e il cane   giovedì, 02 luglio 2009
La bionda lo punta.
Non si capisce bene con che parte del corpo lo faccia, ma quel che è certo è che lo punta.
Lui resiste per almeno tre minuti: li ha contati, ne è sicuro. Poi s'avvicina.
L'aria distrutta dell'uomo ferito.
Lei lo accudisce.
Sapienti mani da pubblicità per preservativi.
Sono tocchi leggeri che recitano innocenza e candore perduti almeno dieci anni prima.
Lui si lascia fare.
Povero cane in cerca di un nuovo padrone per cui scondinzolare e pisciarsi tra le zampe!
Lei gli liscia il pelo.
Sono morbide le dita di fresco dipinte.
Bianca la pelle depilata delle sue gambe appena scoperte.
Invisibili le rughe coperte da un manto di cipria.
Centocinquanta euro la settimana per sembrare un po' meno consumata dal deserto che ha attraversato.
Pensa a come svegliarsi prima, la mattina, perché lui la ritrovi esattaemente com'è ora.
Ci vuole tempo per recuperare il tempo.
Lui dice: mi hanno abbandonato.
Lei dice: io, non lo farei mai.
Cammina, la bionda, su scarpe di serpente.
Sventola la gonna vaporosa perché non le fasci il culo.
Sventola il biscotto che ha tra le gambe.
Il cane la segue: sono libero, non ho nemmeno il guinzagllio.
La bionda ancheggia: sono libera, non ho nemmeno bisogno dell'amore.

scritto da: charlotte01 alle ore 19:41 | link | commenti (1)
categorie: racconti, frammenti, stranigiorni, ethos
Mono C+C1   domenica, 07 giugno 2009
C: No, ho detto che non ci vado, e non ci vado!
C1: Mmmm, non è bene, non è bene!
C: Ma perchè dovrei andarci scusa?
C1: Be', hai dei doveri, non puoi fare finta di nulla.
C: E chi lo dice?
C1: IO.
C: Tu, tu... ma cosa ne sai tu? Sempre pronta a giudicare, condannare. Certo, sei davvero invadente!
C1: Invadente? Ma dico, scherzi? E' il mio compito. Sono una seria io!
C: Seria... diciamo pure che sei un dito dove non fa piacere, almeno non sempre...
C1: Ma brava, oltre che menefreghista, mi diventi anche volgare adesso! Se ti sentisse la tua coscienza!
C: Oh questa? Ma se stiamo parlando?!
C1: Sì, vebbe', è un modo di dire...
C: Capisco...
C1: Non sperare di cambiare discorso, signorina! Torniamo a bomba...
C: Ma torniamo dove ti pare! La mia decisione l'ho presa, non puoi farci nulla, rassegnati.
C1: Sì, così mi diventi un'anarchica come quei tuoi amici...
C: Ma quali amici? Di che stai parlando?
C1: Lo so io di cosa parlo!
C: Ah be', se lo sai tu, allora...
C1: E su dai, ripensaci! Non senti che l'istinto ti chiama? Camilla... Camilla...
C: No, fidati, l'istinto tace. Piuttosto tu...
C1: Certo, è sempre colpa mia! Quando non sai a cosa aggrapparti finisce sempre così. E' sempre colpa di qualcun'altro.
C: Ma hai bevuto? E da quando scaricherei le mie colpe? Se non ti conoscessi così bene, direi che non hai la minima idea di chi stai parlando.
C1: Stai di nuovo glissando...
C: Ho detto che non ci vado! N O N C I V A D O! Chiaro?
C1: Come vuoi, se vuoi disinteressarti del tuo Paese, se vuoi fare finta di nulla...
C: No, io voglio un Paese diverso da questo. Un posto dove gli uomini siano degni di tale nome, dove crescere e prosperare... Come fai a non capire?
C1: Sei una visionaria, lo sai?
C: E tu sei rigida.
C1: Bene!
C: Già, bene!

....

C: Comunque a votare non ci vado... Ohi, sei ancora lì? Coscienza???? Mavaffanculovai!

scritto da: charlotte01 alle ore 12:08 | link | commenti (6)
categorie: frammenti, stranigiorni, ethos
Ritorni   martedì, 02 giugno 2009
Di solito con una scusa, nemmeno delle migliori.
A volte ritornano e fanno male.
Non per le cose che dicono o fanno, perché in fondo non t'importa.
Hai già dimenticato la loro faccia, il suono della loro voce e tutto quello che di voi è stato e non è più.
Liberartene è stato facile: hai fatto sparire il numero dal cellulare e le mail dalla posta elettronica. Hai messo sulla mensola più alta, dove non sei costretta a vederli tutti i giorni, i libri che ti hanno regalato e hai fatto un bel falò delle lettere che ti hanno scritto. Lentamente il loro nome è diventato semplicemente una fila di segni convenzionali messi in un certo ordine anziché in un altro.
E quando pensi di esserti salvata, loro tornano.
E ti costringono a ricordarti di te. La te di quei giorni che vorresti cancellare, come un numero o una mail.
E non esiste un posto abbastanza nascosto in cui sistemarti per sfuggire al tuo stesso sguardo.
E a bruciare è una ferita.

scritto da: charlotte01 alle ore 10:46 | link | commenti (3)
categorie: frammenti, stranigiorni
fermata prenotata   lunedì, 20 aprile 2009

Quanto può pesare un braccio, o una gamba, o una testa? Cercava di fare i conti, dividendo in proporzioni di carne e ossa le parti del suo corpo. Non più di un paio di chili, a logica, perché il carico maggiore l’ha il tronco. Per via degli organi, si dice. Si concentrò sul solo braccio destro lasciato a pencolare lungo il fianco. L’avrebbe dato per sei o sette chili almeno. Qualcuno la urtò per scendere e lei si lasciò investire senza opporre resistenza. Scivolavano lentamente via i calcoli dalla sua mente. Una sensazione di vuoto uguale a quella che provava da piccina: immergendosi tutta nell’acqua della vasca da bagno si divertiva a pronunciare parole senza senso. A volte intere frasi. Da là sotto anche le urla di mamma e papà avevano un suono diverso. Come di un’eco lontana.

Così percepiva i discorsi vacui dei passeggeri accavallati intorno a lei. Un vociare confuso e subacqueo. Guardò attraverso il vetro sporco dell’autobus la neve trasformata in piccoli cristalli di ghiaccio ornare, come tanti diamanti, le chiome pelate degli alberi. Un buffa parrucca invernale, bianca, leggera e immobile. Che strana la città a dicembre. Pare tutto ovattato. “Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”. La signora bitorzoluta al suo fianco rispose: Eh, non ci sono più gli uomini di una volta! Trascinò le labbra ad abbozzare un sorriso: in fondo anche non capirsi è comunicare. Poco prima della sua fermata, eloquente come solo chi non ha voglia di imporsi all’attenzione degli altri riesce a essere, avanzò verso le porte sussurrando "permesso". Qualcuno le chiese: scende alla prossima? Lei tacque.

Novantasette passi e ventuno scalini più tardi si lasciò cadere sul letto tutta vestita com’era. Si rannicchiò fino a toccare le ginocchia con la fronte e così, finalmente, si abbandonò al sonno.





scritto da: charlotte01 alle ore 18:15 | link | commenti (3)
categorie: racconti, frammenti, camilla, stranigiorni
Stupori   venerdì, 04 luglio 2008
Ci sono persone speciali al mondo.
Speciali e belle da non poterci credere.
Come Fiamma Chessa, che un semplice grazie suona davvero stonato.
Ci sono persone spaciali e scoprirle è commovente e rassicurante.
Non molto altro da dire.
Solo emozioni  che le parole non saprebbero raccontare.

scritto da: charlotte01 alle ore 19:09 | link | commenti (23)
categorie: frammenti, stranigiorni, ethos